Composito: sotto la pelle delle nostre AUTOart

A fine 2016 AUTOart pubblica un comunicato dove illustra le motivazioni che l’hanno portata alla scelta di ciò che venne chiamato “Composito”. Qui sul Blog di DieCast Passion ne abbiamo già parlato largamente, ma questa volta vorrei approfondire ancora di più cosa c’è “sotto la pelle” dei nostri amati modelli. Il concetto alla base del Composito è semplice quanto moderno: accoppiare all’esterno in ABS un interno in diecast al fine di sopperire la mancanza di resistenza a torsione che la scocca in plastica non può avere. Di seguito un estratto del comunicato di AUTOart, dove spiega tutto questo:

AUTOart has decided that instead of resin, it will transition to a composite model that uses injection-molded ABS composite parts. Modern injected ABS composites have proven to be an ideal material to form the body of a model car. Compared to a die-cast zinc metal body, injected ABS composite material surfaces, with the correct formulation, are smoother and the bodylines and creases are sharper. The openings for vents and holes are also reproduced more cleanly, and the panels can be much thinner when rendered in ABS composite material than in zinc alloy. That makes the finished body closer to the true scale gauge of real car bodies. AUTOart’s composite models are not sealed, but have full array of working closure panels, including the doors on all models and the engine bonnets on many subjects.

Of course, the new material also presents challenges. A body made of ABS, as with a real car made of thin-gauge steel or aluminum, is generally not rigid enough alone. It tends to flex and deform under twisting or compression. If such a model is made featuring opening doors, the doors will pop loose under flexing and they will not close properly once the body is slightly deformed. In order to make the whole composite body rigid enough, we pair it with a die-cast interior that is designed to support the body in all the areas that need to be strengthened. With a metal interior, the whole composite body becomes rigid, which is no different than the concept behind a die-cast metal body—or, indeed, many real cars that use internal structures to give the body rigidity.

È evidente come l’obiettivo di AUTOart fosse quello di “migliorare” la definizione del corpo del modello, grazie alla capacità dell’ABS di essere modellato più finemente e riprodurre i dettagli con maggior precisione. In secondo luogo, l’ABS non potrà mai soffrire di Metal Fatigue, Paint Rush e qualsiasi altro problema.

Un buon esempio, che la stessa AUTOart ha proposto sulla loro pagina Facebook, fu la Aston Martin Vantage V12, prima proposta in DieCast (a destra) e poi ristampata in Composito (a sinistra). È evidente una migliore definizione dei dettagli per il modello in Composito, shutlines più sottili, muscolatura del corpo vettura più nitido e bordo dei fari più netto senza l’effetto “bombatura” o “curvatura” che spesso restituisce una scocca in DieCast. Insomma, i vantaggi con l’ABS ci sono.

L’obiettivo di questo articolo non è però capire come mai molti collezionisti non hanno accettato la serie Composite (ne parliamo qui) ma capire come AUTOart ha gestito la nuova serie Composito e come l’ha progettata.

Crediti: AUTOart

Di fatto i modelli di fascia media, medio-alta e alta che non siano CMC o Exoto (quindi repliche di vetture non troppo classiche, da circa gli anni ’60 ad oggi, salvo rare eccezioni) hanno un modello di costruzione “stile Bburago”. Cosa voglio dire con questo? Beh semplice, se disassemblate il modello troverete che il primo pezzo da smontare sarà il pianale, tolto questo troverete subito sotto la “vasca” dell’abitacolo, ancorata solitamente all’anteriore e al posteriore del modello. Tolta la vasca (che contiene in pratica gli interni, con sedute, parte del cruscotto e moquette) vanno smontati pezzo per pezzo tutti quei dettagli che completano il modello, come le griglie, le portiere, il motore, le sospensioni e tutto il resto.

Vi ricorda qualcosa tutto ciò? Se avete una certa età sicuramente ricorderete i kit di montaggio BBurago: per il collezionista la soddisfazione era doppia una volta montato il modello (salvo errori più o meno grossi e tentativi ancor più grossolani di riparare il tutto). Come potete vedere la filosofia è la stessa. In pratica il modello è diviso in tre macro gruppi: pianale, vasca interna dell’abitacolo e scocca esterna.

AUTOart, nella serie Signature e ancora prima Millenium, utilizzava questa stessa configurazione, come tutti i brand, vedi Kyosho, Norev, Minichamps, BBR, Almost Real, LCD…tutti. Con questo non voglio assolutamente dire che tutti questi marchi hanno una qualità costruttiva uguale a Bburago. Utilizzano lo stessa schema di costruzione e assemblaggio ma è ovvio che la differenza la fanno i dettagli. Questo sistema permette inoltre un grande vantaggio a livello economico: i dettagli vengono inseriti laddove possono essere visti. Tutte le zone chiuse o “nascoste” possono potenzialmente essere tralasciate.

McLaren F1 by AUTOart, considerato uno dei migliori modelli della serie Signature – Crediti: Zygmunt Cwancykator

Come vedete sopra, uno dei migliori modelli AUTOart (McLaren F1) non si presenta nel migliori dei modi se aperto e osservato “da sotto”. Tutte le parti nascoste non sono dettagliate, non esiste il basamento del motore e tanti altri dettagli di natura meccanica. Ma non dovete sorprendervi, come dice il detto: occhio non vede, cuore non duole. Alcuni dettagli mancano ma non verranno mai visti o scorti a modello montato. Personalmente appartengo a quella fetta di collezionisti cui piace sapere che quel determinato dettaglio è presente anche se non posso venderlo. Tutti i modelli che replicano auto moderne non potranno mai darci ciò. Gli unisci brand che modellano una replica a 360 gradi sono CMC ed Exoto/Exoto XS. Quindi mettiamoci l’animo in pace e andiamo avanti.

Crediti: AUTOart

E un modello composito come è fatto? Semplice, allo stesso modo. L’unico cambiamento apportato riguarda la “vasca” interna dell’abitacolo che AUTOart ha rinforzato passando dalla plastica al DieCast.

Lamborghini Centenario by AUTOart in Composito – Crediti: PenrysCars Diecast

Tolto il pianale del modello (in plastica) è subito visibile la vasca dell’abitacolo, questa volta in DieCast. Non lasciatevi ingannare dal colore, AUTOart la colora di un nero opaco per meglio amalgamarla con gli interni.

Vasca interna in DieCast – Crediti: PenrysCars Diecast

La vasca in metallo conferisce rigidità al modello, evitando torsioni al momento dell’apertura. Come vedete nell’immagine sopra, la vasca è, a sua volta, collegata alle sospensioni anteriore e al blocco motore posteriore. Il retro di tutti di questi pezzi non hanno nulla di bello da vedere ma è la filosofia di questo modo di costruire e da la possibilità di ottimizzare i costi, eliminando ciò che non si vede anche se a molti collezionisti farebbe piacere sapere che sotto la “pelle” della propria replica si celano tanti dettagli che, anche se non saranno mai visibili, ci sono.

Concludo con un ultima piccola “chicca” mostrandovi due foto che danno un’idea dei pezzi presenti su un altra grande replica AUTOart, la Pagani Huayra in scala 1:18.

Crediti: sconosciuto
Pezzi che compongono propulsore e sospensioni posteriori – Crediti: sconosciuto

In questo caso AUTOart ha raggiunto lo stato dell’arte, complice anche la particolarità della vettura replicata che non lascia spazio a “tagli” ed approssimazioni. Tant’è che, pur mantenendo la stessa tipologia costruttiva, il numero di pezzi è considerevole (circa 600) e la qualità del propulsore e della meccanica è ottima. Ciò dimostra che quando AUTOart vuole, può spingere questo metodo costruttivo a livelli davvero eccezionali e regalarci repliche che resteranno nella storia del collezionismo.

Grazie per la lettura e alla prossima!

Dario Kri

Crediti copertina articolo: PenrysCars Diecast (YouTube)

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