Vista posteriore 3/4 dall'alto del modellino Solido Lancia Delta HF Integrale Evo 1

MI HANNO REGALATO UNA SOLIDO

Breve retrospettiva sulla Lancia Delta HF Integrale 1:18 di Solido

Qualche settimana fa ho ricevuto un regalo “inatteso” che mi ha visto alle prese con un nuovo marchio: Solido. Il regalo, ovviamente, è stato gradito e mi ha dato la possibilità di riscoprire il modellismo di fascia media (o medio/bassa), dandomi modo di apprezzare la semplicità di queste repliche. Un tuffo nel passato per certi versi, in un passato dove collezionavo Bburago, Maisto ed un modello Welly sembrava già un ottimo passo avanti.

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La Lancia Delta HF Integrale Evo 1 Martini prodotta da Solido è un modello che si lascia apprezzare facilmente. Però per chi, come me, si aspetta un cofano motore apribile ed un minimo di meccanica resterà a bocca asciutta: il modello presenta solo due aperture (le portiere anteriori), tutto il resto è sigillato. Un modello “timido” che mostra quanto basta ma ciò che è visibile prova ad essere interessante e in parte ci riesce.

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I pro e i contro del modello? Dipende quali aspettative avete. Essendo un modello di fascia medio/bassa ha poco senso aspettarsi tanto. Il prezzo si aggira intorno ai 50 euro e il modello ricalca con dignità la vettura reale. Vi sono alcune debolezze (anche abbastanza gravi), come il montaggio troppo stretto della portiera lato guidatore, che all’apertura tocca il parafango rischiando di rovinare la vernice. Vernice che risulta non sempre omogenea e piena di “macchioline” inglobate qua e là.

Gli interni, in parte, sorprendono. Sono ben realizzati e pare non mancare nulla. I sedili blu danno quel dinamismo che non guasta. Dimenticatevi però della floccatura sulle sedute e altre finiture “premium”. Un dettaglio che mi ha fatto storcere il naso è la mancanza del cielo sul tetto dell’abitacolo, mancanza che nemmeno le più vecchie Bburago da 20 mila lire avevano.

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Per il resto, l’esterno è carino e (a debita distanza) il modello fa comunque la sua figura. Lo so, sono stato un poco cattivello in questa brevissima recensione. Ma d’altronde è difficile accontentare un appassionato come me, abituato a modelli con cinghie in cuoio e cuscinetti a sfera sulle ruote. Eppure, ogni tanto, anche un modello del genere ha il suo perché: si ha meno paura di maneggiarlo e l’esperienza si vive con più spensieratezza, un po’ come quando eravamo piccoli. E poi…al caval donato, non si guarda in bocca.

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Darius Kri
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